Non sono morta. C’è chi ci prova a farmi fuori, ma sono sempre qui, su questo mondo, solo un po’ più incasinata, confusa, nervosa, malata ed arrabbiata del solito.
Ma veniamo a noi.
Martedì, come da programma, sono andata a Livorno per giocarmi il settimo e penultimo gettone sulla giostra della chemio. Appena arrivata mi hanno fatto il prelievo del sangue (non avendolo potuto fare il giorno prima perché era Pasquetta) per controllare, come sempre, i miei globuli bianchi e rossi e poi sono andata a far colazione con la dottoressa ElleElle.
Dopo un bel po’ di chiacchiere, aggiornamenti, gossip e giretti vari per i corridoi dell’ospedale, siamo andate nello studio medico del dottor G. per la consueta visita pre-terapia. Dopo avergli fatto il resoconto delle tossicità della sesta terapia, mi spoglio e mi sdraio sul lettino, tranquilla, allegra e sorridente.
"Dottor G., mi s’è formata una roba strana sull’addome, vede? Va da sotto il seno malato fino alla pancia e mi fa male, che roba è?"
Silenzio.
"Anna Lisa, quello non è niente di preoccupante, ma tanto ti ho prenotato un’ecografia così vediamo meglio. Secondo me è una tromboflebite."
"Cioè?"
"Una vena che accusa la chemio…"
"Ah beh, allora… capirai…"
"Anna Lisa, il fatto è un altro. La bestia mi sembra cresciuta rispetto all’altra volta."
"Ma… sì… effettivamente io la sento molto più grande, ma mi avete sempre detto che è normale che sia più grande perché sanguina ed è infiammata, no?"
"Sì’, ma andiamo subito a fare un’ecografia e controlliamo"
Guardo la dottoressa ElleElle. Mi visita anche lei e poi andiamo tutti e tre insieme a fare l’eco.
Mi spoglio, mi sdraio su quel lettino che mi ha accolto una marea di volte, assumo la posizione corretta (ormai ho imparato…) e mi preparo a sentire il fresco del gel sulla mia pelle.
Eccoci: dottore, gel, sonda, monitor e lei, la bestiaccia. La vedo. So riconoscerla.
Il dottore muove la sonda sul mio seno e rimane in silenzio. Poi sentenzia: "non ha sanguinato e non è infiammato. Questo è tutto tumore. Misura più di tre centimetri. Va levato."
Cazzo. Ecco un’altra mazzata inaspettata. Lacrime…
Eh sì, gente mia, la malattia è peggiorata. Eravamo riusciti a dimezzare la bestiaccia e invece ora ha ripreso tranquillamente il suo percorso ed è quasi delle dimensioni iniziali. Ha trovato il modo per aggirare l’ostacolo. Il farmaco "T" non le fa paura, non la tocca più e quindi cresce, cresce e cresce. E’ una cosa che può succedere, purtroppo. E a me è successa, ovvio.
"Anna Lisa, niente più chemio. Devi operarti. E in fretta. Telefono al chirurgo a Pisa e le dico che stai andando lì così ti visita nuovamente anche lei e fissate la data dell’intervento."
"Ok, dottor G., vado a Pisa."
Nel tragitto Livorno-Pisa ho avuto la mente nel pallone. Il caos totale. L’ennesima mazzata, l’ennesima batosta. La bestiaccia mi sfida, si prende gioco di me e della mia sofferenza. Ma fai pure, bestiaccia, sfidami pure, cresci, cresci. Io t’ammazzo, ti tolgo dal mio corpo. Cresci pure, tanto hai i giorni contati.
Una volta arrivata a Pisa son riuscita a beccare al volo la mia chirurghessa (!) fuori dalla sala operatoria. La mia chirurghessa è una persona fantastica. Ogni volta che la vedo, che mi visita e che ci parlo penso: "ecco, io da lei, mi farei aprire anche subito". E’ un mix di professionalità, simpatia, serietà, schiettezza… più unico che raro!
Mi ha visitato. Abbiamo parlato un pochino e poi mi ha dato un appuntamento (per domani) per definire per bene il tutto. Ma la cosa certa è che l’operazione ci sarà. E ci sarà a breve, anche se ancora non è stata stabilita la data.
Aspetti positivi? Tanti… Niente più chemio (almeno per il momento), niente più antivomito, antinausea, puntura nella coscia o nella pancia, niente più fattore di crescita di globuli bianchi e globuli rossi, niente più mucositi, niente più astenia. Ma soprattutto: NIENTE PIU’ CORTISONE.
Insomma, alla fine mi pare anche di averci guadagnato da tutta questa faccenda, no?
Il morale ora è altalenante. Da una parte son contenta perché per il momento non faccio più chemio (FORSE le faccio dopo l’operazione) con tutto quello che comportano. E poi, prima mi operano, prima me lo tolgono. Però mi girano anche le scatole… mi sento più malata di prima. La bestia è veramente grossa e mi fa male. Vado avanti a paracetamolo per non sentire il dolore. Sento la malattia. La sento dentro di me. La sento che cresce e che mi sfida a più non posso. E mi fa un po’ paura…