Ho il cancro. Il blog di una malata coccolata, viziata, amata, fortunata


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“Racconti di letto” di Jennifer Weiner ed. Piemme

“Josie è la classica ragazza seria e giudiziosa. Tutto l’opposto di sua sorella Nicki, ribelle e capricciosa fin da quando era nella culla. E con un fratello in piena crisi adolescenziale e una madre che trascorre le giornate nuotando in piscina per non sentire le telefonate dei creditori dell’ex marito scappato di casa, le vacanze estive non possono che riservare grosse sorprese!
A New York, un’annoiatissima neo-mamma, per passare il tempo decide di navigare su Internet. Finché, su un sito, s’imbatte nella lista di nozze del suo ex-fidanzato e si domanda come sarebbe potuta essere la sua vita se non lo avesse lasciato.
In un bar di Brooklin, durante un addio al celibato. Bruce decide di rapire il terrier di Cannie, la sua ragazza. Ma l’impresa avrà un risvolto inaspettato.
Con il suo tratto inconfondibile, Jennifer Weiner firma undici irresistibili racconti sulle mille sorprese che la vita riserva ogni giorno.”
 
Non facciamoci trarre in inganno dal titolo!!! Non c’è niente di porno in questo libro!
Sono racconti, alcuni molto molto carini, altri un po’ meno (tutti poco verosimili in realtà…), scritti con uno stile accattivante, tipico della Weiner che si riconferma una delle mie scrittrici preferite.
Piacevole.


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Passi in avanti

Ho sentito tanto male, ho urlato e ho pianto. Ma non importa, quello che conta è che mi hanno tolto i drenaggi!!!

"Dottoressa, ma come mai questa volta ho sentito così male?"
"Eh sai, a volta può succedere… Se il drenaggio toccava una terminazione nervosa…"
"Ah, ecco, la solita fortunella!"

Ma l’importante è che adesso non ho più dei tubi che fuoriescono dal mio corpo, non vado più in giro con una borsa attaccata al collo e… posso farmi la doccia!!! Oh yeah!!!


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“A parte il cancro tutto bene. Io e la mia famiglia contro il male” di Corrado Sannucci ed. Mondadori

“Ho svegliato mia figlia e poi siamo rimasti insieme sul letto a farci qualche coccola. <<Papà, ma tu adesso non parti più!>> Ho visto nei suoi occhi verdi una consapevolezza che andava molto oltre la circostanza che io non viaggiassi più per lavoro. La sua era una constatazione che conteneva, implicita, una domanda. Ho deciso di risponderle. LE spiego che adesso ho un’infezione al sangue, una specie di raffreddore ai globuli rossi. <<Non hai mai sentito starnutire i miei globuli rossi in questi giorni?>> le chiedo. <<Non hai sentito quei noiosi ‘eccì’ che non mi fanno dormire la notte?>>.
Quando gli viene diagnosticato un mieloma multiplo, Corrado Sannucci capisce immediatamente che la sua vita precedente è stata distrutta e adesso è tempo di partire per una nuova. Nel giro di pochi istanti sei costretto a prendere decisioni fondamentali. Reagirai fon rassegnazione o combattività? A che tipo di cure ti affiderai? Quanto vuoi sapere della tua patologia?
Al suo fianco ci sono la moglie e la figlia: è per proteggerle che sa di non poter perdere, è anche grazie a loro che trova la forza da mettere ogni giorno nella terapia. Ciò che <<le sue donne>> sanno offrirgli è il distillato dell’amore: lo spontaneo sintonizzarsi sulle variabili frequenze del suo umore, la capacità di lottare insieme in silenzio, di rispettare e anzi condividere ogni sua scelta.
Nel ripercorrere le tappe della cura, dalla diagnosi alla chemioterapia, fino al primo trapianto coronato da successo, Sannucci ci regala una testimonianza profonda, umana e soprattutto universale. E ci racconta come dall’apocalisse dell’individuo, quando circondato dall’amore di una famiglia, possa nascere un mondo nuovo. Un mondo esplorato con la curiosità di chi è innamorato della vita e con la determinazione di chi non vuole lasciarsela sfuggire.”
 
Un libro molto profondo.
Un libro che tutti dovrebbero leggere, malati e non.
Un libro che dovrebbe ricordarmi che di cancro si può morire. Io mi lamento ogni giorno, lui non ce l’ha fatta, è morto poco tempo fa.
Forse è il caso che ci pensi.


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La realtà post-intervento

La verità è che sto di merda.
Psicologicamente intendo.
Stanotte ho pianto TUTTA la notte come non mi succedeva da anni. Singhiozzavo come una bambina.
E’ come se tutte le fatiche di un anno mi fossero cadute addosso solo ora.
E’ come se il mantello da super-eroe avesse perso i suoi poteri.
E mi sento fragile, attaccabile, vulnerabile.
Piango perché sono stanca.
Piango perché vorrei lavarmi.
Piango perché vorrei uscire senza vergognarmi dei "tubi" e dei miei capelli.
Piango perché ho i dolori al petto, anche se molto meno dell’altro intervento.
Piango perché ieri ho visto per la prima volta il mio seno e, bello o brutto che sia, grande o piccolo che sia, non è roba mia. Non è qualcosa che ho voluto. Ma soprattutto è una roba che non servirà più a niente.
Piango perché ho dei tubi attaccati al mio corpo.
Piango perché sono costretta a girare per casa con una borsa attaccata al collo con dentro i "barattoli" che vanno a raccogliere lo schifo che esce dal mio corpo.
Piango perché di sabato sera tutto il mondo esce e io sono a casa da sola, abbracciata ad un peluche.
Piango perché Qualcuno preferisce qualunque cosa a me.
Piango perché non riesco a dormire nella posizione da mummia.
Piango perché mi fa male anche la schiena, la vita, la testa.
Piango perché non ho più voglia di questa vita di merda e sono stanca di dire "ormai sono guarita per cui la fatica è finita, adesso comincia la discesa". NO. Non è vero una bella ceppa di minchia. Io sento ancora la fatica della salita perché ho ancora tutto da fare. E non mi riferisco solo al mio seno da sistemare, al mio fisico da dimagrire, ai miei capelli da allungare. Io ho un’intera vita da ricostruire, ma non so dove trovare la forza per farlo.
E guai, guai, guai a chi mi dice che sono forte. Guai a chi mi dice di avere pazienza.
Non sono forte, non ho pazienza e, precisiamo, sono ancora ben consapevole di essere una (ex) malata fortunata perché io sono tecnicamente guarita e non voglio passare da ingrata. E’ solo che… è solo che…
NON CE LA FACCIO PIU’.