Ho il cancro. Il blog di una malata coccolata, viziata, amata, fortunata


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Basta saper aspettare

Venerdì pomeriggio, non so come, ma sono riuscita ad alzarmi dal letto e ad andare a Livorno a fare la tac col mezzo di contrasto.
Ed è stato bello.
No, non fare la tac, ma riabbracciare la dottoressa ElleElle tornata dall'America, la quale mi ha sommerso di regali meravigliosi fra cui… da-da-da-dan… un paio di orecchini di Tiffany!!!!
Se è vero che ognuno ha il medico che si merita, io devo essere proprio una paziente modello per meritarmi tante attenzioni dalla mia oncologa!!!

Anche la serata è stata molto bella: cena a casa della "Babybaby" e di "Gizzu" con "Qualcuno", "D&D", "CdM", Fede, il piccolo Jacopo e la "Giuliadottore". Bello, bello, bello!

Per non parlare poi del sabato mattina: sono andata a Pisa a prendere "el mejor – Zubi – mio marito" all'aeroporto e riabbracciarlo è sempre una gioia indescrivibile.

Ma il bello arriva sabato pomeriggio!
Sono stata a Pietrasanta alla manifestazione "Anteprime" a… conoscere di persona il mio capo!!! Sì, ho conosciuto il direttore de La Stampa Mario Calabresi!!! Era lì per presentare il suo ultimo libro "Cosa tiene accese le stelle" e per dare qualche anteprima sulle prossime puntate della sua trasmissione "Hotel Patria" (tutti i lunedì, su Rai 3,  in prima serata, ve la consiglio!).
E' stato carinissimo! Mi ha fatto un sacco di feste e mi ha regalato il suo libro! E nella dedica mi ha ringraziato per il miele (sì, gli ho portato ad assaggiare il mio miele!) e per il mio coraggio. E non solo, sapete che cosa mi ha detto? "Grazie perché scrivi per noi".
CI RENDIAMO CONTO?!!?
Lui che ringrazia me… Pazzesco!!!
Mi ha fatto sedere accanto a lui mentre firmava dediche e autografi sui suoi libri e lì mi sono sentita una vera privilegiata perché ho avuto la possibilità di ascoltare tutti i complimenti e gli incoraggiamenti che la gente gli faceva. E' stato veramente un bel momento.
E lui è una persona squisita. E io non smetterò mai di ringraziarlo per avermi adottato.

Tutto questo resoconto per dirvi che avevo ragione: passa, tutto passa, bisogna solo avere un po' di pazienza. E anche se ora sono di nuovo ko da due giorni, non importa. Non importa perché intanto non sono a casa mia, ma sono alla casa al mare a Viareggio dello zio di "Qualcuno" e stare a letto, ma poter vedere il mare, i gabbiani e respirare quest'arietta, è tutta un'altra storia. Non importa perché grazie alla dottoressa ElleElle, ai miei Amici, a Qualcuno, alla mamy, al direttore Mario Calabresi, ho fatto il pieno di belle emozioni che mi aiutano a superare meglio questi giorni di totale astenia e disestesia. Non importa perché ormai lo so: tutto passa, basta solo saper aspettare.

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“Acciaio” di Silvia Avallone ed. Rizzoli

“Nei casermoni di via Stalingrado a Piombino avere quattordici anni è difficile. E se tuo padre è un buono a nulla o si spezza la schiena nelle acciaierie che danno pane e disperazione a mezza città, il massimo che puoi desiderare è una serata al pattinodromo, o avere un fratello che comandi il branco, o trovare il tuo nome scritto su una panchina. Lo sanno bene Anna e Francesca, amiche inseparabili che tra quelle case popolari si sono trovate e scelte. Quando il corpo adolescente inizia a cambiare, a esplodere sotto i vestiti, in un posto così non hai alternative: o ti nascondi e resti tagliata fuori, oppure sbatti in faccia agli altri la tua bellezza, la usi con violenza e speri che ti aiuti a essere qualcuno. Loro ci provano, convinte che per sopravvivere basti lottare, ma la vita è feroce e non si piega, scorre immobile senza vie d'uscita. Poi un giorno arriva l'amore, però arriva male, le poche certezze vanno in frantumi e anche l'amicizia invincibile tra Anna e Francesca si incrina, sanguina, comincia a far male. Attraverso gli occhi di due ragazzine che diventano grandi, Silvia Avallone ci racconta un’Italia in cerca d’identità e di voce, apre uno squarcio su un’inedita periferia operaia nel tempo in cui, si dice, la classe operaia non esiste più. E lo fa con un romanzo potente, che sorprende e non si dimentica.”

Sta male se scrivo che questo libro fa ca’are?!?!
Non mi viene un giudizio migliore…
Brutto, insignificante, descrizioni inutili, scritto nemmeno troppo bene (ok, anch’io non so scrivere, ma che vuol dire? La Rizzoli mica ha pubblicato un mio libro!), personaggi eccessivamente morbosi… uno schifo!
Eppure la critica lo ha lodato… è arrivato in finale al premio Strega… Mmm… forse non l’ho capito io…


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“Caterina. Diario di un padre nella tempesta” di Antonio Socci ed. Rizzoli

“Settembre 2009, Caterina, ventiquattro anni, la figlia maggiore di Antonio Socci, è in coma dopo un arresto cardiaco. Attorno a lei e alla sua famiglia si crea una straordinaria catena di solidarietà e di preghiera, uno spettacolo di fede e amore offerto non solo dagli amici, ma anche dai numerosi lettori del blog di suo padre. Fra di loro molti sono atei e agnostici, eppure l’esperienza di Caterina spinge queste persone a riscoprire il significato e il valore della preghiera, a ritrovare il senso di una fede perduta o lasciata in disparte. È un piccolo grande miracolo, che questa ragazza compie inconsapevolmente dal suo letto d’ospedale: la sua sofferenza si traduce in un messaggio di luce per la vita dei tanti che — nei fatti o con il pensiero —le sono vicini.
Ma sono soprattutto i suoi genitori e gli amici più cari che, giorno dopo giorno, malgrado la durezza della prova a cui sono sottoposti, si affidano con ancora maggior certezza a Gesù Cristo. Il loro è un atto di fede che ottiene presto segni di speranza: il cuore di Caterina riprende a battere da solo e il suo respiro non ha più bisogno di macchine. Di lì a poco, in una sera del gennaio 2010, mentre sua madre le sta leggendo un divertente passo del Giovane Holden, Caterina si lascia andare a una bellissima e contagiosa risata. Da quel giorno, un po’ alla volta, riprende conoscenza e intraprende un faticoso cammino di riabilitazione, sia pure pieno di incognite. In questo suo coinvolgente diario, Socci ci mostra che con la fede (nella presenza viva di Gesù fra noi) e la preghiera possiamo trovare un aiuto straordinario per superare i momenti più drammatici della vita.”

 
Una grande testimonianza di fede, di forza, di coraggio, di solidarietà.
Un libro che è un inno alla vita.
Un libro per tutti, credenti e non.
Un libro assolutamente da non perdere. Fidatevi di me!


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“Love Life” di Ray Kluun ed. Fazi Editore

“Questa è una storia vera. Carmen e Stijn sono una coppia felice. Giovani e pieni di amici, hanno appena avuto una bellissima bambina, Luna. Un giorno, come un sasso dal cielo, arriva la malattia di Carmen a stravolgere le loro vite e a strapparli da una consuetudine fatta di feste, viaggi e locali alla moda. Catapultati in un calvario di terapie e operazioni, sin ritrovano a combattere con un male che non lascia scampo, tra difficoltà mediche e burocratiche, corsie di ospedali e specialisti in oncologia. Stijn è diviso tra il senso di responsabilità e la sua immaturità, tra l’amore per la moglie e la sua monofobia – la paura morbosa di una vita sessuale monogama. Non rinuncia alle uscite con gli amici, né alla sua adolescenziale passione per il calcio e ancor meno alle avventure extraconiugali. Pur non riuscendo a cambiare, Stijn  rimarrà vicino alla moglie, tenendola per mano nell’inferno della malattia. Prima per senso del dovere e poi per una crescente ammirazione nei confronti di Carmen e della forza e dignità con cui affronta la terribile prova, Stijn si riscopre di nuovo innamorato di lei, ma in modo diverso, incondizionato. Una delle storie d’amore più crudelmente sincere mai raccontate, Love Life intreccia sentimenti forti e contrastanti con un tono irriverente e disinibito, riuscendo a suscitare quel senso di smarrimento e vertigine che solo la realtà ci fa provare.”

Un libro che mi è piaciuto da morire. Assolutamente da leggere.
D’accordo, parla di cancro al seno, di nausea e vomito, di taxotere, di malessere e sofferenza.
Ma non solo.
Questo libro parla di rapporto col marito (che soffre di monofobia, una roba terribile!!!), parla di sesso, parla di amicizie, locali, divertimento, di rapporti con i figli. Parla di dolore, di eutanasia, ma anche di sogni, di vita. Ma non è un potpourri lasciato al caso, assolutamente. E’ scritto benissimo ed è molto, molto emozionante.
Ve lo consiglio.


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“Storie di ordinaria follia. Erezioni Eiaculazioni Esibizioni” di Charles Bukowski ed. Universale Economica Feltrinelli

“La biografia di Bukowski include due tentativi di lavorare come impiegato, dimissioni dal “posto fisso” a 50 anni suonati, “per non uscire di senno del tutto” e vari divorzi. Questi scarsi elementi ricorrono con ossessiva insistenza nella narrativa di Bukowski, più un romanzo a disordinate puntate che non racconti a sé, dove si alternano e si mischiano a personaggi e eventi di fantasia. “Rispetto alla tradizione letteraria americana si sente che Bukowski realizza uno scarto, ed è uno scarto significativo”, ha scritto Beniamino Placido su “la Repubblica”, aggiungendo: “in questa scrittura molto letteraria, ripetitiva, sostanzialmente prevedibile, Bukowski fa irruzione con una cosa nuova. La cosa nuova è lui stesso, Charles Bukowski. Lui che ha cinquant’anni (al tempo in cui scrive questi racconti, attorno al ’70), le tasche vuote, lo stomaco devastato, il sesso perennemente in furore; lui che soffre di emorragie e di insonnia; lui che ama il vecchio Hemingway, lui che passa le giornate cercando di racimolare qualche vincita alle corse dei cavalli; lui che ci sta per salutare adesso perché ha visto una gonna sollevarsi sulle gambe di una donna, lì su quella panchina del parco… Lui, Charles Bukowski, forse un genio, forse un barbone.” Anzi, “io Charles Bukowski, detto gambe d’elefante, il fallito,” perché questi racconti sono sempre, rigorosamente, in prima persona. E in presa diretta.” Un pazzo innamorato beffardo, tenero, candido, cinico, i cu racconti scaturiscono da esperienze dure, pagate tutte di persona, senza comodi alibi sociali e senza falsi pudori.”
 
Credo di averci messo un anno a leggere questo libro!
Io non abbandono mai i libri, anche se non mi piacciono, ma con questo ho durato una fatica, ma una fatiiiiiiicaaaaaa!!!
Diciamo che non è proprio il mio genere o, meglio ancora, diciamo che non l’ho capito (visto il successo che ha avuto!).
Troppo splatter per i miei gusti…
Ma una cosa è certa: sono affezionata a questo libro e lo conserverò gelosamente.
Mi è stato regalato dalla mia amica “Giuliadottore” con tanto di dedica e segnalibro. Era suo questo libro e, anche se vecchio e ingiallito, ha voluto che fosse mio! E una persona come me che legge tanto, ama i libri, ama regalarli e riceverli in dono, apprezza ancora di più un regalo come questo, per cui…
Cara “Giuliadottore”, grazie per il regalo, per esserti privata di una cosa tua, grazie di cuore, ma… non lo vedi che le mie letture non si spingono molto oltre la Kinsella?!?!


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"Ho fatto una promessa. Perché la fede ha cambiato la mia vita" di Nicola Legrottaglie ed. Piemme

Nicola Legrottaglie è difensore titolare in una delle squadre più blasonate della serie A, la Juventus. Come calciatore, ha raggiunto l'apice della carriera nel 2003, quando è stato acquistato dalla società bianconera. Al trionfo in campo si è subito accompagnato il successo mondano, condito da larga fama, belle donne e tanti soldi. Fino a quando un incontro gli cambia la vita: quello con Gesù, che gli fa riscoprire la gioia di credere, di pregare e di vivere rispettando i comandamenti.
E' così che Nicola sceglie di mantenere una promessa fatta da bambino: aveva detto a Dio che, se lo avesse fatto arrivare in serie A, gli avrebbe reso testimonianza.
E' quello che ha deciso di fare affidando a questo libro la sua storia."
 
E’ una storia vera e, come ogni volta che mi ritrovo a leggere libri di storie vere, non me la sento di dare un giudizio perché non è giusto.
Stavolta dico solo che forse forse vorrei avere un briciolino della fede che dice di aver l’autore e che ci ho provato molte volte nella mia vita ad avvicinarmi a LUI e alla preghiera, ma ogni volta ne succede una e ogni volta, allora, mi allontano un po’.
Non perché accuso LUI di tutte le mie sventure, ma semplicemente perché vorrei che ogni tanto buttasse un occhiolino da questa parte e magari mi alleggerisse un po’.
Forse devo farGli una promessa come ha fatto Legrottaglie…


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“Il prima e il dopo. Quando la mia storia diventa la tua storia” di AA.VV. ed. Baldini Castoldi Dalai

“Europa Donna, Movimento di opinione europeo per la lotta al tumore al seno, attualmente presente in 40 Paesi paneuropei, è attiva al fine di richiamare l’attenzione sulle problematiche inerenti il tumore al seno attraverso azioni di sensibilizzazione, lobby e informazione. Tra le attività principali del Forum Italiano figura l’informazione su questa malattia utilizzando proprio il linguaggio delle donne, coinvolte in prima persona, e delle persone loro vicine toccate da questa esperienza. Le parole si caricano così di emozioni, di un vissuto personale fatto di paure, speranze, dolori e gioie che permettono di superare barriere psicologiche indotte da una non corretta conoscenza della malattia. Per questo motivo è nato il concorso letterario Il Prima e il Dopo, giunto quest’anno alla sua quarta edizione, e aperto a tutti coloro che hanno vissuto, direttamente o indirettamente, l’esperienza del tumore al seno.
In questo volume sono raccolti i dieci racconti e le dieci poesie più significative, ma non solo, compaiono anche importanti contributi: a partire dal fondatore, Umberto Veronesi, e dai rappresentanti stessi che lavorano all’interno del movimento, a importanti saggi che illuminano la complessità di questa malattia per arrivare a una nutrita sezione di opere di poetesse americane, con testo a fronte. A metà tra informazione, vita e poesia, c’è il forte intento di avvicinare alla lotta al tumore al seno attraverso l’esperienza. Sorprende la forza, l’intensità delle parole, di chi ha raccolto e raccoglie ogni giorno questa sfida e non si stanca di dar voce, nonostante il dolore e la paura, all’amore.”
 
Di cancro se ne parla in tv, se ne parla in rete.
Sono stati scritti tantissimi libri e tantissime storie su questa malattia.
Ci sono i blog, ovvio e tempo fa mi è capitato di leggere un libro a fumetti sul cancro.
Ora mi è capitato questo libro che è la testimonianza che sul cancro si possono scrivere anche delle poesie, delle belle e profonde poesie.